TWINGO E VETRORESINA
Guida realizzata da Massimo2367
Le nostre amatissime twingo fanno della spartanità degli interni un punto di forza.
Quello che può sembrare un eccesso di minimalismo, di risparmio, può invece diventare un ottimo punto di partenza per effettuare svariati lavori di personalizzazione.
Condizione sine qua non: fantasia, un minimo di manualità con legni, resine, stucchi ed attrezzi vari, tanta voglia di sudare, nessuna paura di sbagliare.
Nello specifico, vi fornisco un piccolo contributo su come utilizzare la vetroresina per poter fare ciò che la vostra fantasia vi suggerisce.
Nella mia scatolotta, la prima necessità è stata di “remottare” i comandi degli alzavetri in una posizione che non fosse a sportello, per via dei grossi altoparlanti da 20 cm che fanno bella mostra di sé in porta.

Ecco il lavoro ultimato.
Ma come si può realizzare?
Iniziamo progettando il nostro lavoro a tavolino, con misure precise, disegni o schizzi che ci forniranno le linee guida per l’intervento.
Eventualmente costruiamo delle sagome di cartone, in modo da visualizzare meglio il potenziale risultato finale.
Bene.
Visto che la VTR sarà la nostra principale materia prima, due cenni su cosa comprare e come usarlo.
Per i nostri lavori, dobbiamo acquistare la resina liquida poliestere, quella solitamente in uso per le realizzazioni nautiche.
Acquistate poi, a parte, della fibra di vetro ( possibilmente quella a tessuto intrecciato, che non si sfilaccia quando la tagliate o la stendete.
Un flacone di induritore per catalizzare la resina.
Pennelli di varie misure, con setole non troppo morbide.
Acetone puro, per pulire i pennelli a lavori ultimati.
Guanti in lattice ( la vetroresina è urticante al contatto…!!!), e mascherina per le vie respiratorie.
Forbici da bricolage, un contenitore in plastica per miscelare la resina col catalizzatore ( vanno benissimo gli economici contenitori per alimenti che trovate in qualsiasi ipermercato).
Qualche bastoncino di legno, di circa 20-25 cm di lunghezza, per aiutarsi nella manipolazione delle striscie di fibra di vetro.
Carta vetrata di varie grane, 40, 120, 400 e 800 ( quest’ultima per la finitura prima della verniciatura).
In un buon colorificio o ferramente attrezzate per le carrozzerie, troverete tutto il necessario.

Molte volte si rende necessario costruire dei supporti sui quali andremo ad applicare la vetroresina.
In questo caso potete vedere un semplice telaietto in Mdf ( mediodenso) leggero, che fornirà l’intelaiatura del lavoro.
Basta avvitare il nostro supporto alla struttura portante, e si potrà iniziare a stendere la resina e la fibra.
Come preparare la resina:
iniziamo il lavoro ritagliando, dal foglio di fibra di vetro, le striscie o i quadrati che reputeremo necessari alla resinatura. È importante fare questa operazione per prima, poiché a resina pronta e catalizzata, non ne avrete il tempo. Inoltre i guanti appiccicaticci a causa di qualche goccia di resina che involontariamente può finirci sopra, vi renderanno impossibile non combinare disastri, ritrovandovi con le mani “impiumate” da frammenti di mat ( nome utilizzato per la fibra di vetro).
nel nostro recipiente di plastica, versiamo una modesta quantità di resina liquida, e catalizziamo con l’induritore.
All’inizio sarà difficile stabilire l’esatta miscela resina/induritore, per cui partite con le dosi consigliate dal produttore della resina; troverete i dosaggi consigliati sulla latta.
Quando avrete acquisito dimestichezza, potrete regolarvi ad occhio, per rallentare o accelerare il processo di polimerizzazione.
Occhio, la vetroresina, per effetto del processo suddetto, tenderà a produrre calore. Non allarmatevi, è normalissimo; ricordatevi inoltre che la temperatura ambientale influirà molto sui tempi di catalisi del composto; più fa freddo, e più tempo ci vorrà per avere la nostra vetroresina perfettamente indurita.
Stabilita la quantità di catalizzatore da utilizzare, iniziamo a mescolare molto accuratamente il miscuglio, in modo da uniformare l’indurente alla resina. Non preoccupatevi delle bollicine d’aria che si formeranno, poiché durante l’applicazione sulla lana di vetro, l’azione che eserciteremo le eliminerà.
A questo punto si stende la nostra prima striscia di mat sulla superficie da resinare, e si inizia a distribuire uniformemente la resina, avendo cura di picchiettare energicamente, e non di agire come se stessimo pitturando un muro… la resina deve penetrare nel tessuto in profondità, lo deve impregnare a fondo.
Attenzione alle curve, ai rialzi, alle parti non piane; la vetroresina, anche se perfettamente imbevuta, tenderà a sollevarsi; non allarmatevi, insistete con il pennello nell’azione di picchettamento, poco alla volta costringerete il tessuto ad assumere la forma o la direzione che volete.
Per questo motivo, consiglio sempre, in caso di lavori particolarmente complessi, di non eccedere con l’induerente; dovete avere il tempo di poter lavorare a fondo sul prodotto senza rischiare di ritrovarvi con un alettone staccato dal resto, oppure di avere un blocco inservibile di resina nel contenitore….
Potete, una volta applicato e impregnato uniformemente il primo foglio di VTR, procedere con l’applicazione degli eventuali strati successivi. Nel caso di lavori complessi, consiglio di attendere che il primo foglio sia parzialmente indurito prima di procedere coi successivi.
Fate in modo da regolarvi col quantitativo di resina liquida da catalizzare di volta in volta. Meglio rifare il procedimento più volte piuttosto che dover buttare resina ormai indurita e quindi inservibile, anche perché non è proprio a buon mercato, e in certi lavori ne occorre davvero tanta.
Prima di iniziare un qualsiasi lavoro su parti delle nostre auto, consiglio ai novizi di prendere una certa confidenza con i materiali.
Procuratevi qualche listello di legno ( da un qualsiasi falegname, scarti di lavorazione…), create qualche piccola forma a vs. piacimento, ed esercitatevi nella resinatura.
Seguendo queste poche e semplici regole, acquisirete in breve tempo una discreta confidenza con la vetroresina, e sarete in grado di sbizzarrirvi con le modifiche estetiche che più vi intrigano.

In questa foto noterete che la resina ha perfettamente aderito sul supporto, ed è già stata iniziata la seconda importante parte del lavoro: La stuccatura.
Qualsiasi manufatto in VTR, infatti, necessita di una successiva stuccatura e carteggiatura.
Sono operazioni indispensabili per la finitura del pezzo, sia esso impellato, foderato o verniciato.
La stuccatura è la parte più rognosa del lavoro, poiché richiede davvero tanto tempo e pazienza;
ma alla fine, dopo le prime sgrossature con le carte abrasive più grosse, e le successive integrazioni di stucco nei punti mancanti, si inizia ad utilizzare via via la carta abrasiva sempre più fine, fino ad arrivare all’utilizzo della carta da 800 o 1.000, che si utilizza bagnando spesso il pezzo con acqua, fino ad arrivare a questo risultato:

A questo punto il vostro pezzo è pronto per essere verniciato o rivestito come più vi aggrada.
In questa lavorazione, come in tutte quelle che realizzo, ho utilizzato, per la stuccatura finale,
lo stucco metallico da carrozziere con relativo induritore; da lavorare con le specifiche palette
da stucco, in acciaio.
Nel caso occorra riempire dei vuoti, o si voglia ulteriormente irrobustire il supporto resinato,
consiglio invece di utilizzare lo stucco o pasta ( è la stessa cosa) di vetroresina, anch’esso da catalizzare col proprio indurente, e da distribuire con apposita scatolina o paletta da carrozziere.
Usate lo stucco metallico solo per le rifiniture, in quanto non ha la stessa forza di coesione della vetroresina in pasta.
Come potete osservare, con l’utilizzo della vetroresina possiamo realizzare di tutto….



